Orientamento scientifico

L’Istituto Naven continua in maniera originale la tradizione didattica e formativa alla Terapia Familiare Sistemica iniziata dal Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale fondato nel 1974 a Roma e diretto dal Prof. Luigi Cancrini.

Nel corso degli anni, l’orientamento scientifico dell’Istituto Naven si è andato arricchendo progressivamente realizzando un modello integrato che inserisce, all’interno dell’ottica sistemica, altri modelli teorico-clinici: il Cognitivismo post-razionalista di Vittorio Guidano, La Neurobiologia Interpersonale di Daniel Siegel, La Teoria dell’Attaccamento e il Modello dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione su cui si fonda l’E.M.D.R.

Tale complessità offre al clinico una mappa ricca per la concettualizzazione del caso e la scelta appropriata degli interventi lungo il processo terapeutico, mantenendo l’attenzione focalizzata primariamente sulla qualità della relazione. Il Modello Naven permette di orientare la pratica psicoterapeutica al lavoro con l’individuo, le coppie, le famiglie o i gruppi.

L’Ottica Sistemico-Relazionale

L’Ottica Sistemico-Relazionale è caratterizzata da un pensiero processuale e contestuale, che si fonda sulla Teoria dei Sistemi, la Cibernetica e l’iterdisciplinarietà tra i vari ambiti scientifici. Guarda al significato del sintomo, a come viene presentato il problema dal singolo, dalla coppia o dal sistema più allargato in termini di complessità e non di semplicistica logica lineare di tipo causa-effetto.

A Naven gli allievi hanno la possibilità di conoscere ed apprendere non solo i principali modelli clinici che si sono sviluppati lungo la storia della psicoterapia sistemica (es. approccio strategico, strutturale, ecc.) ma anche il modello innovativo di intervento familiare centrato sull’attaccamento di recente riconoscimento nel panorama scientifico internazionale (Psicoterapia Diadica Evolutiva di D. Hughes)

Il Modello Cognitivo Post-Razionalista di Vittorio Guidano

Il Modello Cognitivo Post-Razionalista di Vittorio Guidano condivide i fondamenti epistemologici più avanzati dell’ottica sistemica e pone grande enfasi sulla dimensione attiva, generativa ed intenzionale dei processi di conoscenza individuale. Da questa prospettiva l’individuo, nei suoi processi di adattamento evolutivo all’ambiente, è visto come soggetto che attivamente elabora e organizza la propria realtà.

A Naven gli allievi hanno la possibilità non solo di conoscere ed apprendere le diverse Organizzazioni di Significato Personale così come delineate da Vittorio Guidano, con le relative implicazioni sul piano clinico – ciascuna Organizzazione di Significato Personale è basata su un articolato sistema di convinzioni che orienta il significato che la persona attribuisce a sé e agli eventi che vive – ma anche di integrare tali mappe in modo innovativo nell’utilizzo dell’EMDR in modo più preciso, efficace e veloce.

Il Modello dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione di Francine Shapiro

Il Modello dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione di Francine Shapiro su cui si fonda l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) postula che tutti gli essere umani hanno un sistema fisiologico di elaborazione dell’informazione per affrontare la molteplicità di elementi delle nostre esperienze e immagazzinare i relativi ricordi in una forma accessibile e funzionale. Il modello teorico dell’EMDR ritiene che le esperienze traumatiche e/o altamente stressanti possono essere memorizzate come ricordi in modo disfunzionale, dovuto all’impatto emotivo al momento dell’esperienza. Il cambiamento terapeutico che si riscontra dopo un trattamento con EMDR è il risultato dell’elaborazione di queste esperienze e consente una risoluzione adattiva. Numerosi studi neurofisiologici hanno documentato i rapidi effetti post-trattamento EMDR. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’agosto del 2013 ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati. Il Modello AIP permette di superare la lettura esclusivamente relazionale dei sintomi che caratterizza alcuni dei modelli sistemico-familiari tradizionali ancora dominanti e pone l’enfasi anche sulla dimensione soggettiva. Inoltre l’intervento clinico diventa ancora più specialistico e mirato, focalizzato su tutti i livelli di organizzazione dell’esperienza della persona (cognitivo, emotivo e corporeo) coerentemente con l’ottica sistemica che vede l’individuo come un “tutto”. Si supera così, anche nella pratica clinica concreta, il dualismo mente e corpo e si pone l’attenzione sui diversi livelli di intervento rispetto all’individuo nella sua globalità.

A Naven gli allievi hanno la possibilità non solo di conoscere ed apprendere il Modello AIP, ma anche di osservare l’applicazione dell’EMDR e, dopo aver frequentato il training specifico di formazione all’utilizzo dell’EMDR, di sperimentarsi nella sua applicazione con la supervisione diretta dei didatti, i quali sono tutti professionisti Practitioner o Supervisori EMDR riconosciuti e strettamente legati all’Associazione per l’EMDR in Italia.

La Neurobiologia Interpersonale di Daniel Siegel

La Neurobiologia Interpersonale si occupa del modo in cui si sviluppa la mente a partire sia da fattori genetici e costituzionali sia dall’esperienza e, quindi, dall’apprendimento. Disciplina fondata da Daniel J. Siegel (1999) con l’intento di costruire un quadro integrato delle correlazioni fra mente, cervello e relazioni interpersonali. La Neurobiologia Interpersonale integra acquisizioni cliniche e neurobiologiche, unendo conoscenze sinora scollegate, come quelle derivanti ad esempio dalle scienze cognitive e dalla teoria dell’attaccamento. La Neurobiologia Interpersonale insieme all’Epigenetica sostengono alcune osservazioni ed intuizioni della tradizione psicoterapeutica relazionale sulla trasmissione intergenerazionale e sulla cultura familiare.

Il Modello della Neurobiologia Interpersonale di Daniel Siegel pone l’attenzione sull’integrazione tra le varie parti del sistema come indicatore di benessere. L’integrazione implica il collegamento, la relazione tra parti differenziate a favore della flessibilità e dell’armonia. Dal punto di vista clinico, la psicopatologia viene vista come un deficit di integrazione. L’intervento psicoterapeutico può avvalersi quindi di diversi strumenti per far esperire ai clienti stati che favoriscano lo sviluppo di nuovi processi integrativi (la relazione terapeutica, interventi centrati sull’attaccamento, basati sulla mindfulness, ecc.).

A Naven gli allievi hanno la possibilità non solo di conoscere ed apprendere i fondamenti della Neurobiologia Interpersonale, ma anche di arricchire la mappa clinica con la revisione più aggiornata della “Finestra di Tolleranza” di Daniel Siegel, così come è stata elaborata dalla Psicoterapia Sensomotoria di Pat Ogden e Kekuni Minton: il Modello della Modulazione. Ciò consente allo psicoterapeuta di porre attenzione al lavoro clinico col corpo, ai processi neurofisiologici e alla mindfulness nella pratica clinica.

La Teoria dell’Attaccamento di John Bowlby

La Teoria dell’Attaccamento elaborata dal Bowlby si fonda sull’etologia (le osservazioni di Konrad Lorenz relative al fenomeno dell’imprinting e agli studi di Harlow sulle scimmie Rhesus) e considera il sistema di attaccamento come un bisogno primario, indipendente dal nutrimento, che può essere studiato all’interno di una cornice evoluzionistica e di sviluppo. Bowlby arrivò così a definire il comportamento di attaccamento come “[…] quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un altro individuo differenziato o preferito, ritenuto in genere più forte e più esperto, in grado di affrontare il mondo in modo adeguato. Questo comportamento diventa molto evidente ogni volta che la persona è spaventata, affaticata o malata, e si attenua quando si ricevono conforto e cure.

La Teoria dell’Attaccamento e suoi sviluppi si trovano alla base di tutti i Modelli Teorici e Clinici sopra descritti.

A Naven gli allievi hanno la possibilità non solo di conoscere ed apprendere la Teoria dell’Attaccamento con le sue implicazioni cliniche (accesso alla storia familiare e di attaccamento, individuazione del possibile pattern di attaccamento e implicazioni nella relazione terapeutica, differenziazione tra elaborazione delle ferite traumatiche rispetto alle ferite di attaccamento, ecc.), ma anche di ampliare la conoscenza teorica e quindi le possibilità di intervento terapeutico con gli ultimi sviluppi delle ricerche in ambito clinico, in Psicotraumatologia e nel campo delle Neuroscienze (es. Teoria Polivagale di Stephen Porges ed applicazioni cliniche, Teoria della Dissociazione Strutturale di Onno van der Hart, Ellert Nijenhuis e Kathy Steele).