Il valore della scrittura nell’abuso

sabato 09 Marzo 2019 — 09:00/17:00

Dott. Giovanni di Cesare

“Non ho ricordi d’infanzia. La mia storia fin verso i dodici anni, si riassume in poche righe: ho perso mio padre a quattro anni e mia madre a sei (…) Per lungo tempo quest’assenza di storia mi ha rassicurato: la sua scarna oggettività, la sua innocenza mi proteggevano; ma da cosa mi proteggevano, se non proprio dalla mia storia, dalla mia storia reale, vissuta, che, è lecito supporre, non era né scarna, né oggettiva, né ovviamente innocente?(....)
La mia infanzia è tra le cose di cui so di non sapere granché. Eppure è alle mie spalle, è il terreno su cui sono cresciuto, mi è appartenuta nonostante l’ostinazione con cui affermo che non mi appartiene più. Ho a lungo cercato di aggirare o nascondere l’evidenza, trincerandomi nell’innocua condizione dell’orfano, del mai nato, del figlio di nessuno. Ma l’infanzia non è nostalgia, e neanche terrore o paradiso perduto, al contrario, è forse orizzonte, punto di partenza, insieme di coordinate che potranno dare un senso alle direttrici della mia vita. (…)
Il progetto di scrivere la mia storia ha preso forma quasi contemporaneamente al progetto di scrivere. (….)
Nella tela che tessono le mie parole scritte e nella lettura che ne faccio, so che è iscritto e descritto il cammino che ho percorso, il progredire della mia storia e la storia del mio progredire. (….)
Non so se non abbia niente da dire, ma so che non dico niente; non so se quello che avrei da dire non venga detto perché indicibile (l’indicibile non si annida nella scrittura, al contrario, è ciò che ne ha innescato il processo); so che quanto dico è vuoto, è il segno definitivo di un definitivo annientamento. (….)
Non scrivo per dire che non dirò niente, non scrivo per dire che non ho niente da dire. Scrivo: scrivo perché abbiamo vissuto insieme, perché sono stato uno di loro, ombra tra le loro ombre, corpo vicino ai loro corpi; scrivo perché hanno lasciato in me un’impronta indelebile e la scrittura ne è la traccia: il loro ricordo muore nella scrittura; la scrittura è il ricordo della loro morte e l’affermazione della mia vita.”
Georges Perec da “W o il ricordo d’infanzia” Einaudi

Psicologo e psicoterapeuta della famiglia e della coppia. Didatta del Centro Studi di Terapia Relazionale e Familiare diretto dal Prof. Luigi Cancrini. Supervisore in molti servizi pubblici per diverse figure professionali e in varie realtà lavorative e territoriali. Supervisore dell’equipe del Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia di Roma. Socio fondatore dell’Istituto Naven.

Le iscrizioni per questo appuntamento sono chiuse.

Il versamento della quota di iscrizione deve essere effettuato con bonifico bancario sul c/c intestato a Naven s.r.l., IBAN IT 85 B 02008 12313 000019174070, indicando nella causale cognome, nome e “Seminario Di Cesare”.

Costo per i partecipanti ex-allievi Naven: euro 48,80 (40 euro + 22% iva)
Costo per i partecipanti esterni: euro 61,00 (50 euro + 22% iva)